La storia di San Nicola
In Italia lo conoscono tutti come Babbo Natale. Qualcuno lo chiama Papà Natale,
forse perché in certe regioni “babbo” è considerato irriverente. Nel resto del mondo i nomi si
sprecano: Santa Claus, Father Christmas, Father Frost, Joulupukki, Kris Kringle, Père Noël, Sabdiklos,
Sinter Klaas, Weihnachtsmann... Ma dietro questi mille nomi si nasconde la stessa identica figura:
un vecchio paffuto e rubicondo, con una candida barba bianca e un inesauribile sacco pieno zeppo di doni.
I bambini di tutto il mondo lo amano. Ma anche i più grandi continuano a lasciarsi sedurre
dall’espressione paciosa di questo grosso nonno. I pubblicitari, poi, lo adorano: è lui il testimonial
più richiesto e gettonato degli ultimi 100 anni.
Non tutti sanno che la figura del rubicondo nonnone è stata ispirata da un santo, amatissimo sia nel
mondo cattolico che in quello ortodosso. Parliamo di San Nicola, vescovo di Myra, nato
nel III secolo d.C. a Pàtara, città portuale della Lycia (penisola meridionale dell’Asia Minore,
l’odierna Turchia).
La devozione popolare gli ha attribuito numerosi miracoli, in buona parte rivolti a fanciulli e
giovani ragazze. Per questo, è considerato il “Santo dei bambini”.
In occasione della festa di San Nicola - il 6 dicembre -, in alcuni Paesi europei (Germania,
Olanda e, più in generale, nel Nord Europa) si affermò l’usanza di affidare a San Nicola il
ruolo di dispensatore di regali ai bambini: secondo la leggenda, il Vescovo si sposterebbe
nottetempo in groppa a un cavallo (o a un asino), lasciando dolci e strenne nelle scarpe dei bimbi
buoni. In talune tradizioni, San Nicola è visibile in pieno giorno ed è scortato da un losco
individuo (il cui nome varia a seconda dei Paesi: Black Pete, Krampus, Père Fouettard…):
mentre il Vescovo premia i bambini buoni, il suo “truce” aiutante si occupa dei monelli.
La tradizione dei regali arrivò negli Stati Uniti con gli emigranti olandesi che fondarono New
Amsterdam. Il loro Sinter Klaas, in breve tempo, si trasformò in Santa Claus.
E il suo arrivo (tradizionalmente legato alla festa del santo) fu fatto coincidere con il Natale.
Un ruolo particolarmente incisivo per il Santa Claus americano ebbero gli scrittori Washington
Irving e Clement Clarke Moore e i disegnatori Thomas Nast e Haddon Sundblom.
Furono loro a delineare il ritratto di Babbo Natale che tutti conosciamo: il vestito rosso bordato
di pellicciotto bianco, la slitta volante, le renne, l’ingresso dal camino,la casa al Polo Nord,
la fabbrica di giocattoli…
Questa nostra pubblicazione ripercorre tappa dopo tappa la metamorfosi di San Nicola in Santa Claus.
Non si tratta di una favola ad uso e consumo dei più piccini (come la maggior parte dei libri e delle
pubblicazioni legate a Santa Claus).
Questo numero speciale è una indagine storica, “sociologica” e culturale effettuata consultando
centinaia di libri, riviste e siti Internet. Dentro ci sono centomila Santa Claus diversi, antichi
e nuovissimi, impregnati di religiosità o di più "sfrontate" velleità commerciali. E ogni lettore
potrà trovare il suo preferito.
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La vera storia di Babbo Natale
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